lunedì 24 febbraio 2014

Tratto da ORIZZONTE 48 inserito da Di Fabbio Luigi  sul meetup Senigallia 5 Stelle - Articolo del 23/02/2014 a firma Luciano Barra Caracciolo

Visto che si deve andare a votare per le elezioni Europee. Tanto per gradire. Ma noi non possiamo fare nulla! Siamo inermi! 

LA POLITICA ECONOMICA E IL "CAMBIO DI PASSO": A TUTTA FORZA, ROTTA SUL MAELSTROM





Ci sono dei giorni in cui senti quanto sia profonda l'incomprensione generale (eccettuati coloro che staranno leggendo questo post...per definizione), della gravità del problema di democrazia derivante dalla prolungata e profonda disapplicazione, pressocchè totale, della Costituzione (quella fondata espressamente e sistematicamente sul "diritto al lavoro", inteso come "piena occupazione", garantito come compito prioritario dalle istituzioni democratiche della Repubblica).

Una volta che il corpo sociale abbia passivamente accettato un sistema che rinviene le sue regole supreme, incidenti sulle vostre vite, in un trattato internazionale di natura economica, legittimando (nelle apparenze procedurali di "investitura", ormai però svincolate dai valori cardine che sono la sostanza costituzionale), l'autoapplicatività delle norme internazionali con prevalenza illimitata sui principi fondamentali della stessa Costituzione, una volta che ciò accada e si consolidi come prassi dell'azione di governo, il liberismo oligarchico può fare praticamente ciò che vuole
 
E un simile meccanismo diverrà operante, d'ora in poi, per qualsiasi trattato economico che intenda (ri)modellare la struttura socio-economica italiana in funzione di interessi (privati) estranei a quelli considerati al vertice della scala di valori democratico-costituzionale: e questo perchè con l'adesione a Maastricht abbiamo varcato la soglia di "non ritorno" e ormai la Costituzione - nella sostanza, al di là delle procedure che appassionano i nostri media e la nostra politica- è divenuta, senza che il corpo sociale se ne sia reso conto, poco più che carta straccia.
Esattamente come se fossimo occupati militarmente dall'esercito di una potenza straniera che, certa del suo dominio, lasci in vita una struttura servente di autorità autoctone che rispondono strettamente ai suoi interessi.
Perciò, la sovranità (in questo caso) democratica è "sospesa" esattamente come nella parte finale della seconda guerra mondiale (anche se il mio amico Cesare Pozzi sostiene, con seri argomenti, che la nostra situazione assomiglia di più a quella del 1919-1922).
E questa notazione ci riporta all'ipotesi frattalica, la quale, come saprà chi ne segue gli aggiornamenti, è stata "shifted forward" di un anno rispetto alla formulazione iniziale.

Il fatto che sia stata spostata di un anno mi ha portato a verificare quale fosse l'argomento del blog esattamente un anno fa; così, per curiosità.
E, con grande soddisfazione predittivo-frattalica, ho realizzato che, esattamente il 23 febbraio di un anno fa, era un sabato, era iniziato il ciclo "Osservatorio PUD€- cronaca di un cetriolo annunciato". Ciclo che, guarda caso, riguardava il pensiero economico di Pier Carlo Padoan.

Da questa specifica serie di post - la cui lettura integrale consiglio per fare anche un opportuno inquadramento delle teorie economiche che ne risultano "classicamente" esposte-, riproduciamo degli estratti significativi della visione di Padoan, con relativi commenti:
"The EU is right in seeking a sustainable correction of fiscal imbalances. A critical aspect that requires stronger tools in this context is the quality of consolidation programmes. These should be centred much more on permanently lower growth of current public expenditures, efficiency and growth-enhancing reform of entitlements (pensions), and unemployment support schemes (active labour market policies). A strengthening of relevant provisions in the Stability and Growth Pact legislative texts before Council and Parliament seems in order.
Non si torna indietro dalla strada della compressione dei bilanci statali. Devono essere compresse le spese correnti del bilancio dello Stato. In particolar modo le pensioni e i cosiddetti ammortizzatori sociali. Niente di nuovo rispetto a quanto abbiamo visto sotto il precedente governo che attraverso la riforma delle pensioni (ed il conseguente fenomeno degli esodati) e la riforma del lavoro, ha contribuito ad aumentare la disoccupazione (http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2013-01-08/novembre-tasso-disoccupazione-giovanile-094206.shtml?uuid=AbaPtEIH) ed il lavoro in nero (http://www.loccidentale.it/node/119776).
...To this effect a much stronger role must be played by structural reforms. There is a need for labour-market reforms aimed at increasing flexibility that would allow real wages to respond more efficiently to competitive pressures. Increasing employment rates among women and young people can add significantly to the labour force and strengthen potential output. 
Flessibilità, flessibilità, flessibilità, anche se I dati empirici dimostrano che non esista correlazione tra maggiore flessibilità del lavoro e maggiore occupazione (http://keynesblog.com/2012/02/10/aumentare-la-precarieta-del-lavoro-non-produce-occupazione/), o peggio ancora tra maggiore flessibilità e maggiore produttività del lavoro/crescita  (http://www.aiel.it/bacheca/UDINE/free/Lucidi.pdf ) .

...Moreover, services liberalisation can boost investment including in countries where current-account surpluses reflect a low level of investment with respect to savings, thus addressing the structural determinants of external payment imbalances. By opening the services sector to competition we would create enormous opportunities for domestic investment and productivity increases, which would translate into higher domestic incomes, as well as strengthen our industry with lower-cost and higher-quality services. Critical in this context is the liberalisation and full integration of energy markets, still fragmented into closed national gardens and controlled by national monopolists reaping hefty rents by imposing very high costs on industry and consumers.

Liberalizzazione, liberalizzazione, liberalizzazione (e privatizzazione) dei servizi nazionali perchè questo dovrebbe riflettersi in maggiori investimenti e maggiore produttività. Diciamo che l’esperienza italiana del settore bancario, dei trasporti autostradali, energetico e telefonico dovrebbe forse aver insegnato qualcosa (forse a loro no) (http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=590799&IDCategoria=2687 ).

A five-point strategy to ensure a good equilibrium

A strategic response that will bring the Eurozone towards a good equilibrium is based on five mutually reinforcing points (European Commission 2011)1:
  • Undertake credible economic adjustment in vulnerable member states.
  • Establish an adequate firewall against contagion in sovereign-debt markets.
  • Ensure that EU banks are sufficiently capitalised.
  • Reform the framework for economic governance in the Eurozone.
  • Implement policies to boost growth and address imbalances.
Substantial progress is being made on all five elements, with a decisive breakthrough achieved in the past three months. However, the pace of implementation is not uniform and failure to make sufficient progress on any single element – possibly motivated by complacency over recent developments - would undermine the overall strategy. The possibility of falling back towards a bad equilibrium is still uncomfortably high and requires strong determination at the national level and high vigilance by EU institutions.
- I "credibili aggiustamenti economici" sono l'austerity fiscale e le "riforme strutturali", essenzialmente tese a flessibilizzare il lavoro con la diminuzione dei salari (acuendo la caduta della domanda interna fino alla deindustralizzazione e vanificazione della ragione stessa della pretesa "riforma risanatrice"..."desertificante");
- il "firewall" è la politica concordata (ESM) che addossando ulteriore indebitamento a carico di TUTTI INDIFFERENZIATAMENTE  i paesi dell'euro zona, acuirebbe il debito di "partecipanti" già indebitati e interverrebbe comunque solo sugli effetti, lasciando in piedi i differenziali di competitività-inflazione;
- la "sufficiente capitalizzazione delle banche" è una "petizione di principio": non si dice da dove potrebbe sorgere la "fiducia" per i sottoscrittori delle ricapitalizzazioni, che, rispetto ai paesi debitori UEM, sarebbero dunque necessariamente "esteri" data la corrente crisi di insolvenza-liquidità; mentre farebbe ricadere, nei paesi creditori UEM (il cui sistema bancario certamente non ride), l'onere sugli stessi governi, aumentando, contraddittoriamente alle premesse, il relativo debito pubblico;
- la riforma della "governance" è un vago modo di dire che "forse", "un poco", "quando ci sarà un accordo"...con la Germania (cioè MAI),  si dovrebbe provvedere a rendere operativo un sistema di "trasferimenti";
- la "spinta per la crescita" in questa visione, appare essenzialmente una visione di "supply side" (sussidi alle imprese, ma senza soldi per i paesi che ne veramente avrebbero bisogno, Moavero docet, e, al più, aumenti sistematici dell'IVA per cercare di tamponare le importazioni). Inutile anche dire che "nessun progresso" sostanziale è stato fatto, e non è provocabile da  nessuna di queste misure, tanto che ormai il contaggio recessivo è arrivato, com'era inevitabile, anche alla Francia.
What a good equilibrium would look like
Figure 1 below illustrates numerically how a ‘typical’ Eurozone country in distress would recover. In a baseline without policy action, adverse developments in growth, interest rates and debt mutually reinforce each other, trapping the economy in a perpetuous downturn (notare che è accaduto esattamente il contrario ndr.) Unlimited (but conditional) financial backstops that achieve a cut in market bond yields of the order of 500 basis points would sunstantially slow down the economic contraction and contain the rise in the debt burden (appunto: la realtà è risultata opposta ndr.).
Next, structural reform that manages to close the gap from the OECD average economic performance within 20 years would boost growth by 0.75% per year and bring support for fiscal sustainability (OECD 2012). A once-and-for-all cut in the primary fiscal deficit of the order of 6% of GDP would then suffice to stabilise the debt ratio and secure sustainable growth and low interest rates.
Importantly, in a medium-term timeframe the trade-off between ‘austerity’ and growth vanishes. However, as depicted in Figure 1, in the very short-run it does exist (growth is initially lower with than without fiscal consolidation), and this is complicating the political economy of fiscal consolidation. This is why it is necessary for countries attempting to escape from a bad equilibrium to be able to benefit from a ‘confidence bridge’ through financial backstops while implementing credible structural adjustment.
Figure 1. How a ‘typical’ Eurozone country can recover...
Qua il discorso si fa un pò misterioso: hanno lanciato là un backstop, che garantisca il debitore da immediate crisi di liquidità e insolvenza sovrana, senza menzionare l'ESM, ma probabilmente immaginando che, di lì a poco, Draghi avrebbe salvato VERAMENTE il gioco dell'OCA zoppa ("avulsa" da Mundell), cioè l'euro, attraverso il sostegno "per tutto quanto sarà necessario" ai titoli del debito pubblico dei paesi in crisi.
Rompendo però, nella "loro" matrice teorica, la facciata della "politica monetaria credibile", cioè che si limita a reprimere i prezzi (recte: salari), ma guadagnando il tempo necessario a non far percepire con eccessiva intensità nel tempo le riforme strutturali e l'austerity.
Chiariscono che il backstop-garanzia, ben oltre lo schema provvisorio di Draghi, debba strutturarsi nella "condizionalità".
Cioè bisogna comunque, per gli autori, vincolare i debitori a questi "aggiustamenti strutturali credibili" (tagli spesa pubblica, tasse, e deflazione salariale indotta da massima flessibilità, svendite, nonchè privatizzazioni e liberalizzazioni: non lo elencano espressamente in questa sede ma lo ritrovate qui,) una volta calmati gli spread.
Questi ultimi, peraltro, (come termine comparativo con l'onere di interessi sostenuto da altri paesi che adottano la stessa moneta), non sono legati all'ammontare dei deficit  e dei debiti pubblici, ma significano che i mercati non credono alla sostenibilità di una moneta unica che amplifica gli squilibri commerciali-posizioni creditorie tra i paesi partecipanti.
Una volta che la garanzia+condizionalità abbia garantito l'effettuazione dei suddetti (misteriosi) "aggiustamenti credibili", per gli autori, scatta la "nuova età dell'oro": per 20 anni austerity fiscale e deflazione salariale garantiranno una crescita annuale dello 0,75% (...!) all'anno, assicurando la sostenibilità fiscale: cioè la diminuzione del debito che calerebbe, in questa ipotesi, grazie a questa fantastica crescita "credibile" che non avrebbe certo effetti neutrali sulla distribuzione dei redditi.
E questo considerato che, per i mainstream, una crescita consentita da interventi statali di sostegno alla domanda aggregata e fruendo dei naturali aggiustamenti dei cambi flessibili, è evidentemente "incredibile": anche se adesso vaglielo a spiegare ai Aso-Abe e a Obama e poi anche ai francesi.
E come lo dimostrano? Ma con la figura 1 (che vi invito ad andarvi a vedere sull'articolo in originale)! Che non riporta i dati di come effettivamente vada l'economia che so, della Grecia, dell'Irlanda o dell'Italia, a partire dalla crisi e dall'adozione degli aggiustamenti credibili, ma quelli di un astratto lungo periodo di applicazione del fiscal compact.
E avrebbe potuto benissimo basarsi sui dati effettivi, perchè in effetti le politiche di riduzione del deficit pubblico, pro-cicliche, in essenza, sono state seguite almeno dal 2011. E gli andamenti sono stati analizzati per il passato e anche in proiezione dallo stesso FMI. 
Ci parlano invece di un ipotetico paese tipo dell'eurozona, "avulso" dalle serie storiche effettivamente registrabili nei paesi in cui si stanno già applicando queste teorie.
Cioè si ipotizza un risultato, si accoppiano indici, tipo un "moltiplicatore fiscale" rigorosamente "dedotto" sulla carta e non legato ai fattori strutturali che "nella realtà" lo determinano (secondo il FMI!), e inevitabilmente il risultato è quello ipotizzato in partenza. Una specie di ipotesi autodimostrativa. E si chiama "deduttivismo".
Per capire che gli effetti delle riforme strutturali non sono quelli ipotizzati e che l'austerity ha invece gli effetti determinati dai "veri" moltiplicatori fiscali, senza spendere ulteriori confutazioni teoriche, basta guardare alle ben diverse "curve" della crescita registrate nella realtà nei paesi sottoposti a terapia in questo studio, (lo so, è keynesiano, sarà grave?) nonchè dal FMI sopra citato,  fondati sulle serie storiche registrate nella realtà, da cui si possono trarre conclusioni del tutto diverse con metodo "induttivo". Le rispettive curve, che rinviano necessarimente a una pretesa quanto aleatoria "crescita" nel primo caso, "stranamente", non assomigliano affatto a quelle studiate sui dato reali: che una delle due "versioni" non sia rigorosamente scientifica?
 4) A questo quadro vale la pena di aggiungere il dossier che il blog "Appunti" di Giorgio DM ha raccolto sulle analisi e predizioni economiche di Padoan all'OCSE, sottoposte al vaglio implacabile di Krugman. Altra lettura succosa (e per noi deprimente).

Capite bene, allora, perchè abbiamo l'uomo adatto ad eseguire, in una "durevole stabilità", il "Piano" così tratteggiato:

Il Piano politico è, attualmente, abbastanza chiaro: lasciare passa' a nuttata per sbandierare (provvisoriamente) una ricrescita fenice, magari emersa dalle nebbie di nuovi criteri di calcolo del PIL, e, intanto, giustificare tagli alla spesa pubblica come misure per la crescita, ma senza esagarare, dato che, sempre più, in una forma strisciante, di "Hartz" all'italiana, si punterà a generalizzare la deflazione salariale sui grandi gruppi con l'intervento dei contratti di solidarietà e misure analoghe: cioè a carico pubblico (ma solo per i gruppi "importanti" agli occhi dei politici; gli altri, le odiate PMI, saranno costretti al suicidio se non riescono a esportare col forzato dumping salariale, ed in condizioni di credit crunch). Poi comunque si passerà a ratificare all'unanimità le vere e proprie Hartz e anche il reddito di cittadinanza che ne è il complemento direttamente adiacente.
...un imprenditore, a Piazza Pulita, dando ragione della nuova tattica renzian-movimentista-tutti d'amore-e-d'accordo, sindacati inclusi: "ora stai in cassa integrazione a 800 -invece di 1400-, non accetteresti di riprendere a lavorare per 900?" 
Ecco, il "reddito di cittadinanza" sostitutivo della cassa integrazione, funziona esattamente così: fissa la soglia, il bench-mark automatico - e, per di più, variabile in pejus via via che si materializzano gli effetti del fiscal compact sui conti dello Stato-, appena al di sopra del quale sarai costretto a lavorare dovendo pure ringraziare (l'euro e la classe politica tutta, asservita al suo implacabile disegno, "opposizione" inclusa).

Per mantenere gli obiettivi di gradualità nella instaurazione della Grande Società "vH", in tono ortodossamente ordoliberista, sempre più condiviso dalla generalità delle forze politiche, si farà una inevitabile super-patrimoniale, che Bundesbank predica come provocazione per far saltare il banco, ma della cui proposizione i nostri piddo-puddini vedranno entusiasticamente solo la parte di illusione finanziaria: quella in cui si dice che tale misura servirebbe a correggere una disparità di distribuzione della ricchezza "intollerabile", laddove, invece, in Italia tale distribuzione, naturalmente al netto dei capitali dei più ricchi, da anni spostati all'estero, è particolarmente "equa", quasi al limite dello schema ideale.
 
E badate, non mi importa della "fonte", perchè il calcolo, nei presupposti enunciati, è corretto: ed infatti, lo studio non parla nè del vero scandalo della distribuzione che riguarda solo il primo 3%, - e quindi non l'intero decile investito dalla demagogia redistributiva...basata sulla crassa ignoranza-, nè del patrimonio occultato e non più "residente", perchè prontamente già esportato fuori dall'Italia: perchè poi tutto si risolverà solo in impoverimento senza crescita, anzi, (come poi abbiamo visto in dettaglio) ulteriormente recessivo.

In aggiunta, sono in dirittura d'arrivo col tetto alle pensioni, fissato su dei lordi che, attualmente, nella proposta in discussione, includono pure le prestazioni assicurative volontarie che, col proprio risparmio privato, il cittadino si paga da sè, espropriandolo così, a doppio titolo, dei contributi già pagati al sistema pubblico in sovrabbondanza, che rimarranno allo Stato (anche per la parte pagata ad assicurazioni private): la prestazione pensionistica ne risulterà così tagliata sia del risparmio "pubblico",a titolo di contributi gravanti per decenni, su chi ha lavorato, per una misura di pensione che non riceverà mai,  sia a titolo di risparmio privato volontario (per una prestazione che non potrà più aggiungere alla tagliata prestazione pubblica!); così s'impara.

domenica 23 febbraio 2014

Il finanziamento pubblico ai giornali non muore mai

- 1 commento

Nonostante la crisi, la legge di stabilità aumenta i contributi pubblici all'editoria, anche per i quotidiani politici.

Sebbene la notizia sia stata ignorata dai principali mass media nazionali, con la manovra voluta dall'esecutivo i finanziamenti pubblici all'editoria passano dai 137 milioni di euro dell'anno che sta per concludersi ai 175 milioni del 2014, in barba ai richiami all'austerity sempre presenti sulle bocche di alcuni componenti della compagine di governo. Il fatto è che, come hanno denunciato inutilmente i grillini, questi soldi verranno assegnati prescindendo da un criterio legato alle logiche di mercato, come invece succede in tutti i settori soggetti alla libera concorrenza.
Infatti, consultando il sito della Presidenza del Consiglio, è possibile conoscere i nomi delle testate che nell'anno 2012 hanno ricevuto i contributi pubblici maggiori. Al primo posto si trova il quotidiano della Cei, l'Avvenire, che ha incassato 4.355.324 di euro; secondo viene Italia Oggi, che ha beneficiato di 3.904.773 di euro, mentre il podio è completato dall'Unità con 3.615.894 di euro. In quarta posizione c'è un altro foglio 'comunista', ovvero Il manifesto, che ha ottenuto più di 2,7 milioni; a seguire, i leghisti della Padania si sono accaparrati 2 milioni tondi (e meno male che loro non prendono soldi da Roma...), Il Foglio di Giuliano Ferrara ha succhiato 1,5 milioni circa. Non mancano altri quotidiani di partito: il piddino Europa ha raccattato più di 1,1 milioni, l'ex aennino Secolo d'Italia un po' meno di 1 milione.
Ma quali sono i requisiti che determinano l'elargizione di contributi così generosi? Se lo sono chiesti alcuni deputati del Movimento Cinque Stelle, che hanno fatto l'esempio dell'Unità, che versa in condizioni economiche disastrose. L'ex foglio ufficiale del Pci, in effetti, nel 2012 aveva subito un crollo delle vendite del 19% rispetto al 2011, passando da 38.656 copie a 31.127. Anche dal punto di vista dei ricavi le cose non erano andate meglio: se nel 2011 ammontavano a più di 15 milioni di euro, nel 2012 superavano a stento i 12 milioni, con una perdita netta di oltre 4,6 milioni, nonostante gli ingenti finanziamenti pubblici.

Sono numeri che allarmerebbero qualsiasi azienda operante in un libero mercato, ma non l'Unità e, è doveroso dirlo, tutti gli altri giornali che percepiscono simili sovvenzioni. Un salvagente preparato direttamente dallo Stato che permette loro di estraniarsi dalla logica economica alla quale sono sottoposti i quotidiani che non godono di tali benefici e che, se non vendono, sono costretti a chiudere.

giovedì 30 gennaio 2014

30 gennaio 2014


LA MAIN DANS LE SAC !

La Deutsche Bank

27 JANVIER 2014 par FRANÇOIS LECLERC | Print La Deutsche Bank : LA MAIN DANS LE SAC ! par François Leclerc

Billet invité


En prologue de l’examen des bilans bancaires de la BCE, l’agence Bloomberg vient de jeter un énorme pavé dans la mare. Selon les résultats de son enquête, Deutsche Bank aurait dissimulé 395,5 milliards d’euros de prêts en ne les faisant pas figurer au bilan, ce qui représenterait 19 % de la valeur des actifs qui y sont inscrits.
Le mécanisme de cet escamotage reposerait sur l’utilisation de techniques complexes de compensation à large échelle et aurait pour effet de minorer les risques encourus par la banque à l’occasion de ses activité de prêt. On apprend ainsi que c’est notamment le cas d’un prêt à la banque italienne Monte dei Paschi di Siena, en pleine déconfiture. La minoration de la taille du bilan aurait également comme effet de fausser le calcul du ratio de levier réglementaire et de diminuer les besoins de renforcement des fonds propres en conséquence.
La Deutsche a déjà procédé à une augmentation de capital et à l’émission de dettes subordonnées afin d’anticiper l’application de la réglementation du Comité de Bâle, en présentant des comptes qui seraient susceptibles d’avoir induit en erreur les investisseurs. Pour sa défense et se couvrir, la banque s’abrite derrière l’application d’une norme comptable de l’IFRS qui ne rend pas compte du contexte.
Ni le BaFin – le régulateur allemand – ni la Bundesbank n’ont selon Bloomberg souhaité s’exprimer sur le sujet. Mais la question est dorénavant posée : d’autres grandes banques européennes utiliseraient-elles les mêmes techniques avec les mêmes effets ?

La Deutschke Bank con le mani nel sacco

La revisione dei conti del bilancio della BCE, eseguita dall'agenzia Bloomberg, ha gettato non un sasso, ma un macigno nella palude del mondo finanziario: secondo i risultati dell'esame, La Deutsche Bank avrebbe occultato 395 miliardi e mezzo di euro di prestiti mettendoli fuori bilancio, somma che rappresenta il 19% del valore degli attivi che vi sono riportati.
 L'escamotage starebbe nell'utilizzo di tecniche complesse di compensazione su larga scala e avrebbe per effetto di minimizzare i rischi per la banca nelle sue attività di prestito. E' questo appunto in caso – segnalato dall'agenzia – del prestito alla banca italiana Monte dei Paschi, che si trova in stato di avanzata decottura. Un bilancio più ristretto avrebbe anche l'effetto di falsificare il calcolo dell'indice della leva finanziaria e i n conseguenza di diminuire il bisogno di rinforzamento dei fondi propri.
La DB ha già provveduto a un aumento di capitale e all'emissione di debiti subordinati allo scopo di anticipare l'applicazione del regolamento del Comitato di Basilea, presentando conti suscettibili di avere indotto in errore gli investitori. Per difendersi dall'accusa e rimanrere coperta, la banca si nasconde dietro l'applicazione di una norma contabile dell'IFRS che non rende conto del contesto.

Nè la BaFin – il regolatore tedesco – né la Bundesbank hanno sollecitato, secondo Bloomberg, alcuna spiegazione. Ma la domanda ormai è stata formulata: anche altre grandi banche europee utilizzerebbero le stesse tecniche per ottebere i medesimi effetti? 

da Catia Fronzi per il MoVimento 5 stelle

domenica 12 gennaio 2014

Il mito dell'unità e la pluralità del movimento


L'uso della parola meetup nel Movimento 5 Stelle non significa una cosa sola, ma tre o quattro.

1) un programma telematico generalista di incontro di persone su temi e affinità: “Fai qualcosa, condividi qualcosa”;

2) il programma prescelto in prima istanza dal M5S per consentire ai cittadini di discutere, informarsi, compiere azioni ispirate ai temi del MoVimento;

3) il gruppo locale del M5S: per esempio “il meetup di Lucera”, ossia l'insieme dei partecipanti e/o simpatizzanti del movimento di Grillo di quella città;

4) ogni tipo di incontro dei grillini, anche live. “Domani sera teniamo un meetup al Rosciolo, venite numerosi”.

Fin dal primo momento in cui ho partecipato alle attività di un Meetup 5 Stelle, nell'ottobre del 2012, ho sempre pensato che questo strumento fosse molto utile in due direzioni:

- creare al proprio interno un clima di condivisione fervida e attiva tra persone magari diverse, ma tutte interessate a uno stesso programma di rinnovamento intelligente, onesto, robusto, sincero, del quadro politico italiano;

- raccogliere le mille e mille possibili forme della cittadinanza attiva in tutta la loro feconda diversità, in un'unica rete.

Sono subito rimasta meravigliata quando, in una delle prime riunioni, fu proposto che di tre meetup esistenti con centro a Senigallia, si riteneva farne uno solo. Perché ci dovrebbe essere un solo meetup per città? Se il meetup è quello che è giusto pensare, i meetup dovrebbero essere tanti: tanti meetup diversi, tanti cittadini attivi per lo stesso obiettivo del rinnovamento.

Del resto le indicazioni che provenivano da Grillo e Casaleggio erano proprio queste: aprire meetup dappertutto, in ragione delle iniziative dei cittadini, senza alcun accenno al limite di uno per città. Il fatto che i meetup non venissero riconosciuti come nuclei del MoVimento 5 Stelle incoraggiava proprio questa pluralità. Perché i cittadini avrebbero dovuto incontrarsi tutti nello stesso posto, se i cittadini sono tanti e le loro situazioni e necessità tante e tanto diverse? Era nella rete che si sarebbe unificato l'apporto di tutti, e nelle liste la politica di tutti, non nell'unicità dei meetup.

Le vicende della partecipazione, però, mi hanno consentito di capire abbastanza presto che molti meetup oggi non vengono utilizzati per quello che sono nello spirito del MoVimento, ma in molti casi come un nucleo organizzativo simile a quello dei partiti: l'appesantimento del non-regolamento che fa da guida all'intero M5S, la costituzione di gruppi dirigenti locali, i processi di selezione ed esclusione delle persone, la pretesa di essere soli e unici accreditati alla lettura del messaggio di Grillo ne sono prove correnti. Si direbbe che in molti meetup questo messaggio non si sia colto.

A questo si aggiunge che anche dallo staff del MoVimento non sono arrivati i necessari chiarimenti; anzi, i messaggi che arrivano sono anch'essi contraddittori (almeno così a me sembrano). Perché anche da parte loro il meetup locale viene considerato il fondamento su cui si può innestare una lista; non serve dunque sottolineare che vengono certificate le liste e non i meetup. Loro vogliono i figli di una sola madre; e quando le madri sono più di una, Salomone taglia (e a questo punto fa anche bene, ma non bisognerebbe arrivare a questo punto).

È ben vero che ci sono meetup molto avversi tra loro; ma è anche vero che proprio la corsa alla certificazione della lista inacerba i contrasti. Se si fosse mantenuta una forte pluralità di meetup sarebbe stato molto più facile formare liste: elenchi di persone autoproposte scelte su votazione da tutti i meetup presenti nell'area interessata al fatto elettorale. E anche i supposti pericoli di entrismo e infiltrazione sarebbero stati minori nella pluralità dei meetup. In questa situazione i partiti che vogliono impedire al MoVimento di essere presente alle elezioni locali sanno cosa devono fare: o fanno partire un meetup loro stessi, o ne fanno partire un altro a fianco. Lasciando crescere tanti meetup ispirati alle cinque stelle, invece, questo non sarebbe successo e né potrebbe succedere; perché l'unicità crea dualismo e problemi, il molteplice invece cerca l'insieme e li risolve.

Ora la funzionalizzazione dei meetup unici alla formazione di liste sta producendo molti effetti indesiderabili per il MoVimento. Pur ridotta negli importi percepiti, la carriera nel M5S è comunque desiderabile. Chi vuole fare carriera nel M5S allora cerca di controllare le persone del meetup e le loro attività; per farlo organizza livelli partecipativi privilegiati ai quali promuove i suoi sostenitori (ne bastano pochi quando il brand corre) o promette loro di farlo; inversamente cerca di liberarsi dei concorrenti diffamandoli o più direttamente buttandoli fuori. Avviene anche che alcuni meetup ne rendano altri vassalli, in altre città, condizionando la loro libera espressione e l'armonia della collaborazione.
In questo modo il meetup non rientra più in nessuna delle quattro accezioni che gli danno un senso nel MoVimento, ma entra difilato in una quinta categoria, seppure non confessata:

5) Il meetup è una cellula, non riconosciuta come tale ma come tale operante, nella distribuzione territoriale del MoVimento 5 Stelle.
Il risultato finale della trasformazione del meetup in cellula, mentre ne enfatizza da una parte l'importanza, dall'altra finisce per inaridire enormemente la potenziale biodiversità del MoVimento. Chi si fa chiamare “cittadino” per fluidità e assimilazione col cittadino totale, sa in realtà che sta formando una “metacittadinanza”. Le file dell'attivismo vengono gerarchizzate, e in questo modo staccate dalla semplicità diretta della cittadinanza vera. Il piacere di collaborare tra persone che si stimano viene sostituito da obblighi impliciti alla militanza e alla sopportazione. Sinistra e destra rinascono nel contatto e nel contrasto dei rispettivi modi e mentalità.

E' un vero peccato che questo succeda in un movimento che accende tante speranze in un deserto totale di speranza. Vorrei veramente che l'intero MoVimento si rendesse conto del possibile insabbiamento della navigazione. Io sono per la fluidità della rete e la pluralità delle voci. L'illusione dell'unità è in realtà il principio di soffocamento della diversità e della singolarità di ciascuno; la forza del movimento è quella di essere tanti e di contare ciascuno perchè siamo diversi e il coordinamento (non l'unità) è facile e immediato nella rete.
L'unità è nel mito del militarismo (“l'unione fa la forza”) e in quello del comunismo (proleari di tutto il mondo unitevi”); ma il pensiero contemporaneo sa che l'unità-unicità è fragile e che la bio-diversità, anche culturale, è vitale e concreto.

L'unità vera è nell'insieme delle differenze. Bisogna essere organismi diversificati per trovarsi intimamente integrati nella diversità. Il movimento è plurimo per natura, e la natura è innanzitutto movimento. Unicità e stasi sono morte.


Catia Fronzi